sabato

UN RACCONTO DI AMORE

Un Punk marcio duro ama una Principessa erede al trono.
Il Punk si intrufola quasi ogni sera nel Palazzo Reale e suona serenate elettriche, sfasciando chitarre sotto il balcone di lei. 
Al culmine dell’esaltazione amorosa, e al limite del coma etilico, scrive frasi d’amore posizionando lattine di birra e bottiglie vuote sul pavimento del cortile del Palazzo, guadagnandosi gli sguardi sognanti della Principessa.
Tutto sembra andare alla grande per la giovane coppia ma il Re, assai stufo del pretendente molesto, ordina alle Guardie di catturare il Punk innamorato e, senza perdere tempo, lo fa  impiccare nella piazza più grande della città. Nell’immaginario popolare, mentre i corvi banchettano con il cadavere del ribelle borchiato, quel Punk diviene il simbolo dell’amore impossibile e disperato. Orde di teenager con scompensi ormonali venerano la sua tragica memoria comprando maglie e spillette che ritraggono la sua faccia pallida e malaticcia. Questi giovani, queste migliaia di adolescenti visionari, una volta consci della propria forza e del proprio numero, assaltano la dimora reale con una scarica incontrollabile di violenza romantica.
Il Re e la Regina vengono brutalmente uccisi dalla folla inferocita e appesi per i piedi alle mura del Palazzo Reale. La Principessa si rifugia in una vicina nazione Repubblicana, reinventandosi come ospite fissa e opinionista in un talk-show televisivo. ​Ogni domenica pomeriggio sul canale TV nazionale, la Principessa frigna, sbraita, insulta gli ospiti e litiga con il pubblico.Il regista dello show vede in lei una futura conduttrice e, mentre se la scopa nei camerini, le consiglia di sforzarsi di piangere di più quando passano in sovrimpressione le foto del Punk, perché gli ascolti si alzano di brutto. Tony Inaudito PRE - O 18:08


AUTORE E AGENTE +, UN INCONTRO PRE - VENTIVO QUANDO AVEVANO TIPO 15 - 20 ANNI

DINOSAURIA, ORA DI CENA



A causa del caldo si cena in giardino, sul tavolo sospeso e apparecchiato alla buona. 
Mangio in modo veloce e meccanico, seduto sul bordo della sedia allungabile e annuncio ai miei che sarei uscito a fare una passeggiata. Mio padre, annuendo, si concede un altro piatto di insalata Ics. Mia madre, un po' scazzata, dice:
«Mangia almeno una bananagana» e mi guarda acida. 
Saluto i miei e mi incammino senza meta oltre il campo sportivo su rotaie, passo tra due superpalme infilandomi nel vecchio stradone che costeggia il lato est della Zona 34. 

La distesa di asfalto, che termina brutalmente prima del Distretto Idrico, è usata anche come area di manovra per gli Indirigibili. 
Qui c'è pace, silenzio.
Il catrame rilascia il calore della giornata in ondate dall’odore denso, che respiro a brevi boccate. Guardo in giro inquieto e i miei occhi vagano tra i crateri della strada, cercando un diversivo tra grumi di catrame, strisce di giornali ingialliti, bottiglie, pezzi plastica fossili e deformi. 



Improvvisamente, da lontano giunge un rumore strano. Mi alzo in piedi e vedo la sagoma di qualcuno tremolare distorta dall'asfalto bollente. Cammina senza fretta verso di me.

Quando è a una certa distanza, tipo un miliardo di microkilometri si ferma in silenzio. Non riesco proprio a capire chi può essere, mentre lo vedo chinarsi e raccogliere qualcosa da terra. Poi lancia quell'oggetto verso di me, mancandomi clamorosamente e scappa via prima che riesca ad inseguirlo.



 Mi ha tirato un pezzo di vetro con i bordi spessi. E' verde e pesante, di forma triangolare  e pieno di crepe. Lo maneggio con cautela, tenendolo tra due dita. Le sfaccettature del vetro rimandano riflessi sottomarini e mobili, come un’immersione in miniatura. Al suo interno è incastonato un residuo di rete metallica, che risalta incredibilmente definita e geometrica come un insetto intrappolato nell’ambra. Tornato a casa, esamino ancora il pezzo di vetro. Lo rigiro tra le mani finché l'intreccio della rete sembra acquistare un senso. Le lettere sono mimetizzate tra le intersezioni dei fili metallici, ma se stringo gli occhi lo vedo chiaramente. C'è scritto:

A G E 
NT E
 +


Autore, ore 22:34





domenica

Cèline : Viaggio al termine dell ucronia

Caro Autore +,
hai finito di leggere quella rivista, "Skuarcio",
e l'hai appoggiata al tuo tavolino lercio. Era un numero carino,
ma non ti sei strappato i capelli dalla bellezza.
Ti piace la loro formula : puttanate da due lire a un prezzo modico.

Accendi il tuo Fono-visore pre odierno in legno.
 


Sul fonovisore ti metti a leggere l'ennesimo romanzo ucronico,
"Viaggio al termine della notte".  
Questo romanzo scritto in un "ieri" che era il 1932, si svolge in
una terra parallela,  devastata da una cosa chiamata Prima guerra mondiale.
Da qui capiamo che la fantasia dell' Autore-Cèline è fervida, e 
ti senti risucchiato nel vortice mellifluo della narrazione.



il protagonista è un "eroe del sottosuolo" che da dentro un bar racconta
la sua storia, di come è uscito da questa guerra ucronica.
leggi le prime frasi di inizio :

" E' cominciata così, io avevo mai detto niente.  Niente.
E' stato Arthur che mi ha fatto parlare, Arthur un compagno,
un fagiolo anche lui.  Vuol parlarmi.  Lo ascolto.
Non restiamo fuori, torniamo dentro, questa terrazza va bene
per le uova alla coque." 

I personaggi rientrano nel bar termonucleare e si salvano da
un bombardamento fotonico.

Continui a leggere con gli occhi fuori dalle orbite eccetera,
poi appoggi il romanzo ucronico e decidi di fare 2 passi in strada,

Questo qui sotto sei tu, vestito di rosso come ogni vraiter che si rispetti,
nella tua passeggiata abitudinale.  / end.   (ore 12.03)




lunedì

UN TRIS DI BACON: IL FILOSOFO VS IL PITTORE VS L’ATTORE.


NON HANNO NULLA IN COMUNE A PARTE IL COGNOME?


Loro del Pre - Odierno vi hanno abituato a incredibilità, cose ecc e questa è una di quelle!

Sir Bac1 in da house




Francis Bacon è stato un filosofo, politico, giurista e saggista inglese. Vive nel Sedicesimo Secolo, ovvero quella parte di storia che a scuola non hai studiato per niente, perchè eri troppo impegnato a innamorarti della tua compagna di banco.




I suoi genitori erano tizi importanti e lo spedirono al Trinity College a Cambridge. Bacon cmq molla il college e va da un’altra parte per studiare giurisprudenza, fa pure l’ambasciatore e schifa la decadenza della corte Francese. 

Sir Bacon poi diventa il filosofo empirista della rivoluzione scientifica che tutti conosciamo e spesso, quando è un po’ su di giri, urla: «Sapere è Potere!»



Franz Bac1 scrive anche un libro utopico e, anche se odia Plat1, gli frega l’idea di Atlantide e così immagina di approdare a Bensalem. Gli scienziati, che reggono la città-isola con il metodo induttivo, cercano di trasformare, alterare, imitare, riprodurre la realtà. Ma non vi ricorda la nostra bella Dinosauria? ;)

Come uomo politico asseconda e sostiene le deportazioni di massa dei diseredati e dei poveri nelle colonie americane della Virginia. 165 bambini furono deportati, poi altri millecinquecento bambini e ulteriori quattrocento, di origine irlandese, nel 1653.

Vecchio aguzzino senza cuore! Ma uno di quei luridi e pidocchiosi bambini, 356 anni dopo, sarebbe diventato un gigante della pittura pre - odierna!


Francis Bacon

"Siamo potenziali carcasse"


Francis Bacon nasce il 28 Ottobre 1909 a Dublino. Suo padre Edward, che le spara sempre grosse, afferma di essere un discendente diretto di Sir Francis Bacon.

Durante l’adolescenza riconosce la propria omosessualità ma il padre - un ex militare - flippa di brutto e lo sbatte fuori di casa. Bacon va a vivere da solo a Londra e si dedica totalmente ai piaceri della vita.
Decide di diventare un pittore dopo aver visto una mostra di Picasso, ma la sua prima personale si rivela un fallimento. Nel 1946 inizia a partecipare a diverse mostre collettive e i quadri di questo periodo sollevano violente ma entusiastiche reazioni. Inizia anche a vendere delle opere. Con i soldi guadagnati gioca d’azzardo a Montecarlo e fa kuesti kapolavori->



Bacon dipinge sul lato opposto della tela, e questo non perchè sia un alternativo fighetto, ma perchè questa superficie è arida e difficile da gestire, proprio come la vita!
Applica il colore con diversi tipi di pennelli e qualche volta a mani nude o con stracci, spugne, pettini o addirittura con maglioni di cashmere.
Parti di alcuni suoi dipinti sono fatti con colori spray anticipando clamorosamente ecc. A volte crea miscele con la peluria del pullover o con la polvere del pavimento del suo studio.



Bacon vuole che i suoi dipinti siano esposti protetti dal vetro sia per proteggerne la superficie, sia per stabilire una certa distanza con l’osservatore. Il vetro serve anche ad allontanare il buon Francis dal quadro che sennò probabilmente avrebbe tentato di distruggere con la sua carica di emozioni viscerali e convulse.

Tenta per tutta la vita di dipingere un bel sorriso, ma per fortuna non c’è mai riuscito.


Kevin Norwood Bacon 



 attore, regista e produttore cinematografico statunitense.

Kevin è nato a Filadelfia, Pennsylvania e guarda un po! La Pennsylvania faceva parte dei territori della Virginia Company, quella che ai tempi di Sir Bacon scaricava diseredati e morti di fame nel Nuovo Mondo! Nasce nel 1958, lo stesso anno in cui il Bacon pittore tiene La sua prima mostra personale in Italia nella Galleria Galatea di Torino.

Nel 1982 vince un Obie Award per uno spettacolo a Broadway, Slab Boys, dove lavora accanto agli allora sconosciuti Sean Penn e Val Kilmer, ma è con il film Footloose di Herbert Ross del 1984 che diventa una star.
Nel 1987 è il protagonista in Una gita pericolosa di Jeff Bleckner, nel 1988 interpreta un ruolo da commedia nel film Un amore rinnovato con Elizabeth McGovern, ma continua a lavorare nei teatri, e nel 1990 interpreta Tremors e Linea mortale, e il ruolo del prostituto gay nel film JFK - Un caso ancora aperto di Oliver Stone.
Interpreta poi Codice d'onore, con Tom Cruise e Jack Nicholson, The River Wild - Il fiume della paura con Meryl Streep, Sleepers, Apollo 13, L'uomo senza ombra, L'isola dell'ingiustizia - Alcatraz, Mystic River, In the Cut, False verità, e Frost/Nixon.


Mors tua, Bacon mea

Il Sir muore il 9 aprile 1626 dopo aver contratto la polmonite mentre studiava gli effetti nella neve del congelamento per la conservazione delle carni. 

Anche Francis muore in aprile, il 28, per un attacco di cuore. L’anno è il 1992. 

Jimi Hendrix cantava un pezzo chiamato “If 6 was 9”. Seguiamo il consiglio del voodoo child e cambiamo i sei dell’anno 1-6-2-6 in 9. Con una piccola aggiustatina forzata di brutto, ecco comparire il 1-9-9-2!

A Kevin possiamo augurare una lunga vita e una terribile morte nel mese di aprile, come vuole la tradizione dei Bacon!






p - o crew, solita ora

domenica

AGENTE + VS GIUSEPPE VERDI: RIGOLETTO 4EVER


Fabri e suo padre mi passano a prendere con la Velomobile famigliare. Arrivano in ritardo. Durante tutto il tragitto nessuno dice una parola, si sentono solo gli scricchiolii del fasciame. Arriviamo a Skuola. In classe vedo tutti un po’ esaltati e non capisco perché. La mia compagna di banco, Mariqa, mi dice: “Oggi andiamo al Teatro 222 a vedere le prove del Rigoletto! Non te lo ricordavi? Ci hanno fatto tatuare l’avviso lunedì scorso”.
Dico: “Ma checazzo! Non ci faranno mica saltare Antologia AntiAttuale?”. Fabri annuisce mangiandosi le unghie. Dopo, la Prof ci accompagna fuori e camminiamo per diecimila megamillimetri fino al Teatro 222.
Entriamo.



Dentro c’è roba antica tipo milleottocento: colonne, lampadari, tappeti, poltrone, balconi. E poi davanti al palco c’è una specie di cratere in cui stanno i musicisti con i loro cazzo di strumenti. La sala è piena di gente della nostra Skuola, delle guardia-teatro con la faccia seria, altri tizi con la cravatta. Mentre la Prof ci sta facendo sedere, ci piazziamo il più lontano possibile.
Fabri si toglie il giubbotto e lo butta sulla poltrona di fianco per occuparla. “Così quei deficienti della 3°Y non mi stanno appiccicati”, dice. Dalla mia parte invece, si siede una nostra compagna, Elixabetta Bollani, che mi guarda disgustata. Sposto il gomito dal bracciolo per non toccarla neanche per sbaglio e in quel momento le luci si spengono del tutto. Si sente bisbigliare e ridacchiare poi entra il direttore dei musicisti e tutti applaudono, lui saluta e inizia a gesticolare con la bacchetta. Parte la musica sinfonica con violini a palla e si apre il sipario su una mega casa nera: sul tetto ci sono ballerine abb. fighe, giocolieri e acrobati. Giù ci sono un nobile grasso e la sua corte, il Rigoletto, sua figlia, un pirata e tutti cantano. Uno scaglia una maledizione, ma non so perché. 



Dopo un bel po’ la tenda del sipario si chiude e tornano le luci.
“Non si capiscono le parole!”, sbotta Fabri. 
Elixabetta Bollani ci sibila con disprezzo: “Non avete portato gli appunti che ci ha serigrafato la professoressa? Le ho distribuite ieri!" 
Fabri le risponde: “Stai zitta, spiona!”, poi parla in tono cospiratorio e indica il pavimento: “Guarda qua cos’ho scoperto…”. Sotto i suoi piedi c’è uno stemma, sarà grande come un pizza, incorniciato da un anello di metallo dorato, e quando lui ci infila le dita sotto, si solleva leggermente. “Questo Cerchio mi sa che me lo porto a casa. Quando ti faccio il segnale, tossisci, così copri il rumore”.
Le luci si spengono di nuovo. Fabri mi tira delle gran gomitate e io scatarro per mascherare il rumore che fa per scardinare l’anello dal pavimento, ma gli dico a bassa voce: “Basta! Mi stai spaccando le costole!”. 
Del secondo atto non capisco quasi niente: la figlia del Rigoletto viene rapita, e lui viene sfottuto senza pietà dai nobili. 
Le luci si riaccendono per l’intervallo. Fabri mi sussurra: “Ci sono quasi!”.
Ecco il terzo tempo. All’improvviso, da dove sta seduto Fabri, sento un rumore raschiante e poi qualcosa tipo una pentola che sbatte. Lui si immobilizza facendo finto di niente, mentre una spilungona bionda che fa la guardia-teatro si avvicina per ringhiarci nel buio: “Silenzio!”
Appena se ne va, Fabri infila l’anello nello zaino sogghignando: “Missione compiuta. Ho il Cerchio”. Ci rilassiamo infossandoci nelle poltroncine.
Sul palco uno canta un pezzo famosissimo, La donna è immobile, mi sembra. 



Fabri si domanda: “E’ Pre - Odierno?”. Qualcuno da dietro fa SHHHHH, poi la musica si fa forte e tragica, scoppia un temporale con dei flash di luci, la figlia del Rigoletto viene accoltellata, lui lo scopre e urla: La maledizio-neee! 
Sipario, fine.
Il rumore degli applausi sembra pioggia che cade. Quando le luci si accendono definitivamente, vedo un paio di Prof che ci fissano con un’aria parecchio incazzata e infatti, tornati a Skuola, ci becchiamo una nota sul diario: Nonostante i ripetuti richiami, Fabri Fibra e Agente + disturbano il teatro lirico con la loro maleducazione.
Quel pomeriggio cammino fino a casa di Fabri. Ha il Cerchio stretto in mano e dice: “Andiamo nell’unigiardino a provare questo coso”. 



Fuori l’aria è immobile, umida, il sole basso e opaco sopra l'unigiardino che è un rettangolo di erba morente con due palme alte un migliaio di metri. Ci sono file di fiori marci, cerco di evitarli ma Fabri dice: “Pestali pure. Sono di mia mamma”, poi mi chiede: “Chi era il nemico di quel Rigoletto?”.
Gli rispondo: “Il Duca di Dinosauria, credo”. Lui mi guarda dubbioso: “Non era il pirata?”. 
“Boh. Non mi ricordo”, dico restando sul vago.
“Il Duca va bene. Eliminiamolo”. Si mette di fronte alle palme, allarga le gambe, si torce come per lanciare un frisbee ma rimane immobile. Dopo un po’ gli faccio: “E allora?”.
“Aspetta! Lo sto visualizzando…”, risponde lui, poi scaglia il Cerchio con una potenza inaudita, urlando: “MUORI LURIDO DUCA!”.
L’anello vola dritto, colpisce con il rumore di una scampanata e rimbalza a terra. Insieme esclamiamo: “Porca gioia!”.
Ci avviciniamo alla palma per vedere i danni. Il tronco è scheggiato e inciso profondamente, tipo coltellata, e si vede la polpa verde che sbroda resina a manetta. Raccolgo il Cerchio, e lo stringo tra le mani. Guardo Fabri e dico con una certa solennità: “Finalmente il Rigoletto è stato vendicato”.
Agente +, 13:56

giovedì

QUANDO AGENTE + VA A FARE LA SPESA




Aria condizionata gelida lungo la tua schiena e una musica indistinta cola dal soffitto, segmentato e curvo come mani giunte, imploranti. Scivoli tra i canyon di scaffali senza una meta precisa, mentre studi la disposizione delle uscite di sicurezza, delle linee elettriche principali, del sistema anti-incendio, degli accessi al magazzino. Prendi nota dei principali attrattori di clientela, codici colore e loghi. Come una poesia, memorizzi tutto pezzo per pezzo. Osservi le traiettorie dei flussi di persone che convergono verso le dighe delle casse e ti metti in fila come un salmone agonizzante che risale la corrente. 



Cassa 5. Davanti a te c'è la nuca di un uomo con i capelli strani, il suo carrello è colmo di prodotti indispensabili, ma per quanto? La commessa inizia a passare la spesa dell'uomo sul lettore di codici a barre. Guardi il fascio del laser, rosso e scintillante come un orizzonte infuocato dopo l'importazione della democrazia. Vorresti entrare nel cervello di quell’uomo per avvertirlo dell'imminente...

“Buongiorno! Carta Coop?” 
La commessa ti riscuote con la sua voce squillante. Ti accorgi di non avere comprato nulla e così, d’impulso, prendi un pacchetto di caramelle da un espositore vicino. 

“Un idrodollaro e venti” dice la cassiera. 
Paghi, afferri lo scontrino ed esci. L'uomo si è diluito tra la folla. Oltre i grandi vetri dell'entrata principale, gente frettolosa e l’asfalto bollente del parcheggio gonfio di velomobili e pedibus.
Le informazioni che hai raccolto ti frizzano in testa, ti fanno aumentare il battito, ma devi restare calmo. Respiri e rilassi i muscoli. Ti guardi intorno deglutendo a fatica. Dopo qualche miliardo di millisecondo raddrizzi le spalle, stringi gli occhi e sei solo un cliente anonimo, esausto, in bilico tra le doppie porte automatiche.








mercoledì

MARILYN MONROE NON COMPARE IN QUESTO FUMETTO

Dinosauria, epoca Pre

Caro Seguitore,


mi ricordo che un blog era nato anche per Graphic Novel, ma è da un bel po' di tempo prima che non ne visualizziamo! Ti chiedo di scusarli, e una volta fatto, di scrollare in basso con il tuo mousepad per il solito post che ti spiazza. Oggi è una giornata in cui il tuo più grande palpito di emozione è stato un Like della tipa di cui sei segretamente innamorato su una foto postata da Martin Spismisk in cui ti rendi ridicolo rotolando sul pavimento della cucina di Tony Inaudito. La foto in questione è un po' sgranata, ma ti hanno taggato e quindi è ormai inconfutabile. Noi del P - O Gruppo vogliamo affossare/sollevare il tuo umore nell'unico modo che conosciamo:
CON UNA SFERZATA DI 
FUMETTO ANTE-ATTUALE 
IN PIENA FACCIA!!!






Con la speranza che tu possa abbandonare per sempre il famoso network sociale,

Un saluto insoluto
Autore

giovedì

UNA SUPERCHIODA ANTISGAMO PER L'AGENTE +



La festa di pensionamento del direttore di Combustione Spontanea Fottuta si terrà questo lunercoledì, in una sorta di agriturismo adagiato sulle colline boscose di Dinosauria. Le foto sulla brochure che circola in ufficio, rivelano una struttura di acciaio e carta, un pratico parcheggio.
Alcuni colleghi hanno in mente di mettersi in mostra con un discorso scritto da loro, altri raccolgono soldi per il regalo -un tagliaaria d’oro-, altri ancora studiano con cura il look da sfoggiare alla festa e, approfittando del rimescolamento dei dirigenti, salire la scala gerarchica con del sesso occasionale. 
Io desidero solo squarciarmi le vene con quel futuro tagliaaria e imbrattare di sangue gli articoli e le bozze che ingombrano la mia scrivania. Per quanto mi riguarda, l’attuale direttore è un coglione pazzesco e il suo successore non può essere da meno. Nonostante questo, decido di andare lo stesso, pensando a pochi ma validi motivi: le donne della redazione saranno truccate, tutte in tiro e ci sarà servita dell’ottima vinodka di produzione locale (la brochure è molto chiara su questo punto). Mi segno nel foglio appeso in bacheca e caccio a malincuore gli idrodollari per la colletta. 
Riesco a scroccare un passaggio a Di Gugliemo, un collega che abita nel Distretto Acquifero. Acconsente con un verso simile a un grugnito catarroso. 



Lunercoledì mattina, Di Gugliemo mi è passato a prendere prima di adesso e da allora guida cupo e scoglionato. Io invece mi sento OK-KO: ieri sera ho letto qualche capitolo di “Neurochirurgo sbronzo”. Di Gugliemo non lo ha letto, e non sembra intenzionato a farlo, nonostante la mia recensione cautamente euforica. I miei propositi di conversazione si sono arenati dieci chilogrammetri fa, perciò armeggio con la radio finchè trovo una heavy rotation delle Hit di Mono e le Cosce. Cerco di rilassarmi guardando fuori dal finestrino. Arbusti secchi, guardrail ammaccati e reti anti-frane, poco oltre si ammonticchiano declivi ghiaiosi e colline scure mangiucchiate dall’erosione, tralicci, case e fattorie abbandonate su cui cola una luce gialla e smorta. L’abitacolo non offre di meglio. Interni antrancite e muffosi, cruscotto cosparso di briciole fossilizzate. La fronte di Di Gugliemo, leggermente velata di sudore, luccica in modo sinistro.

Intanto sento il boma scricchiolare, mentre Di Gugliemo cambia rapporto al sartiame, straorzando in modo barbaro e inetto. La Velomobile scatta in avanti verso una curva, un tornante, poi ancora altre curve che costeggiano un burrone e il mio stomaco si strozza in un conato. Immagino lo schizzo di vomito che inonda il parabrezza, i frammenti coagulati della mia colazione semidigerita che finiscono in faccia a Di Gugliemo, il suo urlo convulso e disgustato mentre perde il controllo, la Velomobile che sfonda le protezioni stradali e precipita nel vuoto.



La nausea mi passa quando vedo Di Gugliemo riscuotersi un po’ e raddrizzare le spalle ingobbite. Alza i mignoli senza staccare le mani dal timone e dice:
-Arrivati.


Siamo i primi. Questo particolare mi sembra particolarmente desolante guardandomi intorno nel parcheggio vuoto, così scendo dalla Velomobile senza troppe cerimonie. Dopo l’atmosfera opprimente dell’abitacolo è un’ulteriore agonia respirare aria calda, nonostante un vento lievissimo che non scompiglia nemmeno i capelli. Di Gugliemo sbatte la portiera stiracchiandosi la schiena e facendo versi non identificabili. Gli offro una sigaretta in segno di solidarietà ma lui rifiuta, a dire il vero non so neppure se fuma e non me frega un granché, così me la accendo io. 



In quel momento, dalla salita che porta nell’agriturismo, spuntano due Velomobili suonando il clacson all’impazzata, facendo il giro dello spiazzo a velocità massima. Inchiodano sgommando vicino a noi. Sulla fiancata hanno il logo della Galleria Osmosi. E’ arrivato Autore, con il resto della P - O Krew.


Agente +, ore 17:11

lunedì

LETTERATURA CHE DOVRESTI LEGGERE

Rullo Rotativo 45, Dinosauria.


Abbiamo troppe cose da dire per chiuderci dentro un limite di 140 caratteri o uno stato sul network. Questo libro è unto e mellifluo, ti scivola addosso lasciandoti un segno indelebile come la bava catramosa di una lumaca OGM.



Gionny Nash è un bifolco che aspira all'assoluto, che nella sua santità ruspante vuole dirti qualcosa di. Lettura che apre l'encefalo e non lo lascia mai cicatrizzare completamente, come quella storia d'amore che non hai mai avuto, ne desiderato.

Tizi preodierni, ore 18:05

martedì

LETTERATURA CHE DOVRESTI LEGGERE


Rullo Rotativo 45, Dinosauria.

Abbiamo troppe cose da dire per chiuderci dentro un limite di 140 caratteri o uno stato sul network. Questo libro è scomodo, scomodo come una Y-Shirt con l'etichetta che ti pizzica di brutto dietro il collo. Unconfortevole come quel divano di lattice liscio e levigato dal quale scivoli sempre quando sei fatto. 



Autore te lo sconsiglia, Agente + te lo impone, gli altri te lo invidiano. Il libro dell'estate, da sfogliare sotto l'umbrellone anti UV. Usatelo anche per

P - O, ore antimeridiane