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giovedì

"Americana" – Romanzo di Don DeLillo (1971)


Kui sopra: prima edizione americana del romanzo Americana.

Quà su Pre-Odierno non ci piacciono le recensioni,
viva la bazzecola /
Ci limitiamo a copiare distrattamente frasi del Romanzo che ci sono
piaciute /

Kui sopra: Donald DeLillo,  nel retro copertina di Americana, 1971, ci aveva 35anni
e si stava affacciando a / 

Se sei su Pre-Odierno vuoi citazioni da Americana, allora eccole :

pag 15 - Burt Lancaster era come una città in cui noi tutti abitiamo. Tanto era grande.

pag 15 - Sorrisi cromati, privi di qualsiasi ambiguità.

pag  6 - Sembra di stare in un film di Antonioni, ma le faccie non sono altrettanto interessanti.

pag 103 - Uragani su e giù per il subconscio. Perturbazioni lungo i confini dell' anima.

pag 218 - Parla di un uomo che diventa donna. L'ex presidente degli Stati Uniti. Lo invitano sempre a parlare ai grandi banchetti, e intanto si trasforma in donna. Gli crescono i seni e gli rimpiccioliscono i genitali. La voce gli diventa stridula, da checca. Sarà lungo oltre mille pagine.  La trama sarà come pare a voi.

pag 279 - Sarà in parte sogno, in parte narrazione, in parte cinema.  Cioè a volte è possibile partitre dalla pochezza della propria realtà per finire con un approssimazione dell' arte.  Tecnicamente, spettri e ombre dappertutto. il monologo, l'antifilm, l'attore inespressivo.
La ripresa prolungata fino al limite temporale estremo.  A proposito,  mi sono appena fatto una scopata.

pag  285 - quanti detriti, quanta gioia, quel giorno così sgranato, figlio di Godard e della Coca Cola.

pag 303 - l'uomo aveva una faccia come uno scoglio puntato verso il mare.

pag 304 - Essere negri vuol dire essere attori. Essere bianchi vuol dire essere critici.

pag 331 - Avesse un neo a forma di bandiera americana, metterei comunque il suo viso davanti alla cinepresa.

pag 368 - il rumore dell oceano sembra perdersi nel deflagrare della propria passione.

pag 371 - finchè le bambine continueranno a diventare signorine, questo sarà sempre un gran bel mondo.

Appunti/
Credo sia un linguaggio pazzesco per essere stato scritto tra il 1967 e il 1971.  Freddezza, non sentimenti.  Maestro di Bret E. Ellis, ma senza l'ombra di romanticismo.


Auguri da Don :


 


 by Martin Spismisk, ore 20.47

mercoledì

VENDITA E ASSISTENZA PRE - ODIERNA: AUTORI IN LIBERTA'




Caro Autore

Ero nel Quartiere Quarto a fare la street-art su aquiloni, pensando a M.N 
Suggestioni piuttosto che frasi celebri, pensando a posture e movenze:

-Fuma fissando la nebbia
-Dice che all'aeroporto lo hanno scambiato per un mediorientale terrorista, fermato e perquisito
-Mette i piedi sul tavolo, le scarpe sono eleganti
-Non ammette la tecnica olio su carta
-Naso lucido e pure la fronte
-Chiama un autore Dadid
-Cravatte
-Si cucca le sparate di Svetlana per minimo un'ora
-Fa girare un catalogo di un acquarellista iperreale, tra i disegni c'è una coppia, la donna davanti, l'uomo dietro che la forza a bare un bicchiere d'acqua, il cielo è livido e violaceo Dice, dice: guardate cosa si può fare con l'acquerello
-Sorrisetto tirato e compiaciuto, poi passa a uno sdegnoso e sprezzante muso con parole di derisione per Nik il Nikilista. 

Come rendere questo in una graphic novel, nel giro di una vignetta?







































Caro Autor-izzatore,

grazie mille per i PRE-ziosi ricordi su un certo EmmeEnne.
Un paio li ricordavo (scarpe sul tavolo, naso unto) ma gli altri no.
Allora senti la novità, come sai il capo, il Tyranno Rex, mi ha chiesto di cosa parla il nuovo libro, e io gli ho detto: 

1-2000 pagine a colori, 
2-storia di un H-demia a Dinosauria Est, 
3-moltissimi personaggi, per la maggior parte Autori ancora sconosciuti.

Lui mi ha detto che è molto perplesso del fatto che io sto buttando al cesso i tre punti forza del mio primo libro "Din Don De Lillo", che furono:

1-per protagonista uno famoso
2-in nero e bianco
3-non troppe pagine, non troppi personaggi, ambientazione Americana.

Infine, dice che mi sto legando le scarpe da solo e che sto praticamente andando incontro
a un suicidio editoriale. Beh, che dire? 






Ho avuto una crisi in cui cambiavo idea ogni mezz' ora. Logorato, dilaniato tra le due opzioni. 

Autore smembrato, grido rapace di dolore muto.
il MERCATO mi chiede una seconda graphic novel che sia sommariamente una fotocopia di  "Din Don De Lillo" ...
Ma un AUTORE invece vuole emergere con la sua carica eversiva e centripeta.

Soluzione: sto a vedè na situazionne.
Comunque, questo è il sottobosco editoriale, questa è l'acqua


























Autori del P - O, ore 12:12

lunedì

FUMETTO PRE - ODIERNO: "L'UNTORE"


Questo è un fumetto e tu lo leggerai, non devi sapere altro. Scorri con il tuo scroll digitale per seguire il flusso della storia breve appena oltre questo punto.   


Agente +, subito dopo l'altro post

ESTATE A LIDOSAURIA MARITTIMA: I RICORDI DELL'AGENTE +

ORE 12:51, DINOSAURIA
Noi del Pre – Odierno pre - sentiamo un frammento di un flusso di coscienza che il nostro Agente + aveva inciso su un nastro di lattice attraverso il suo fonovisore portatile. È tipo una roba che risale alla sua giovinezza quando lavorava agli stab. Balneari sul Piccolo Oceano. Non si conosce il periodo esatto ma è di sicuro Ante – Attuale.

Sveglia alle sette del mattino e la sbronza di ieri che ritorna prepotente. Vinodka come se non ci fosse uno ieri. Mi butto addosso una maglietta dei Simmetrix, costume, ciabatte. Salto sul Velotorino e freddo-freddo-freddo.



Arrivo in venti minuti, saluto il Tiranno Rex e accendo la macchina del Escaffè, pulisco i tavolini del bar, la passerella. Sbadiglio tre volte, infilo il Talkefono in tasca. Prendo due bottiglie d’acqua ghiacciata, la lista dei prenotati e degli abbonamenti, e me le porto in spiaggia. L’umidità mi taglia a fette. Apro il container facendo dileguare una nube di mosche –preludio di morte-, poi inizio ad aprire gli ombrelloni e a portare i lettini col carrellino, riesco a caricarne otto alla volta senza ribaltarmi. Sono in modalità automatica: uno sguardo alla lista e uno al mare. C’è la secca. I gabbiani stridono planando e cagano chiazze verdi, maleodoranti. Il cielo si accende di luce come un’esplosione insostenibile.



Mi tolgo la maglietta. Il Talkefono trilla e i bastardi in vacanza iniziano a arrivare. Buongiorno, buongiorno anche a lei. Li maledico mentalmente, il filtro osmotico degli occhiali da sole mi protegge. Il Tiranno Rex gracchia nella radiolina: due ombrelloni, quattro lettini per Jeff Koons, vista mare. Eseguo, immaginando di posare il tipo capitalista al centro del Piccolo Oceano. Arriva anche quello del 43, Spismisk, un ex-astrattista rancoroso, tabagista e ridivorziato. Mi offre una psigaretta. Fumo all’ombra, dopo bevo acqua fredda. Piazzo le famigliole con bambini piccoli alle file periferiche, i loro pargoli giocano con la sabbia e prima di sera, avranno scavato decine di buche grandi come fosse comuni. 



Ombrelloni 2 e 3 a posto, andate pure. Ecco il 23: Madre acida con figlia diciottenne figa e scazzata. Lei si chiama Slaudia. È bionda, glitterata, ascolta musica in cuffie e scrive messaggi con un dispositivo Ai-Fonico viola. Le sorrido mentre scarico altri due lettini  nell’ombrellone a fianco. Nessun risultato. Bevo acqua ormai calda. Il ritmo degli arrivi aumenta: carico, scarico, sgommo con il carrellino. Il sole incendia l’aria, rabbioso e implacabile come una pagina scritta da Cèline. Mi fermo un attimo sotto il mio ombrellone che è distaccato dagli altri, bevo acqua bollente. Guardo un po’ di tipe passare sul bagnasciuga, le solite turiste da Dinosauria Ovest. Immagino di eiaculare sulle loro tette, sui loro culi e 



sabato

ALL'ESTIMENTO: AGENTE + FA LA GAVETTA ALLA GALLERIA OSMOSI


Vado a prendere un pacchetto di nicotina dal vecchio del bazar ambulante. Scelgo il solito pacchetto da trenta che baratto con un disegno Pre - Odierno e rientro alla Galleria Osmosi.
L’ingresso terziario è incorniciato da due iperpalme enormi e rassicuranti, che introducono a un enorme cubo di cartone a porte scorrevoli. Oltre quelle, l’aria incondizionata mi aggredisce come una frustata melliflua. Lo sbalzo di temperatura mi circonda di aria densa, una vampata di gelo che mi appiccica la maglia con il logo dei Simmetrix alla pelle. Vado verso l’ombra dell’enorme cupola di vetro e paglia grigia, come una capanna fuori di testa, e mi lascio cadere su un divano di cemento. 












Ho ancora un’minutora prima che inizi l’allestimento delle opere ipnoriche e irotiche di Martin Spismisk, e voglio rilassarmi il più possibile. Do brevi boccate alla sigaretta, ma perlopiù la lascio bruciare a vuoto tra le dita. Il fumo sale faticosamente spezzandosi in volute grigie. 
Dalla mia posizione vedo benissimo il palazzo in cui non abito, che svetta come una prua angolosa e aggressiva, tratteggiata dai monobalconi. Prima di adesso, qualche Writer senza scrupoli, ha fatto un murales delicato quanto un pestaggio con guanti di seta, che mi riempie di kuore di.
La sigaretta è quasi finita, come la mia pausa. Spengo il mozzicone, mi scrollo un po’ di cenere dai pantaloni e salgo fino al semisterrato.



Anche se sono in perfetto orario Slaudia, la maître della Galleria Osmosi - Sezione B, mi dice di sbrigarmi. Indossa pantaloni neri attillati, una camicetta nera con le spalline gonfie di nero e un colletto nero strettissimo, una spilletta nera con un fiore laccato nero. Stringe tra le mani nervose una cartelletta di plastica nera e lucida e fogli di carta copiativa nera con appuntati le dimensioni delle opere e lunghe addizioni senza senso che incide sui fogli con le unghie smaltate di nero. Porta come al solito sandali neri con il tacco altissimo e un po’ volgare. Il suo viso è scopabile, truccato con gusto, ma questo non fa che risaltare i suoi occhi neri-nero. Stringe le labbra dipinte di rossetto nero in un eterno disappunto. Vorrei afferrarla per le spalle e scuoterla urlando: «Slaudia, svegliati! Qui non siamo al MoMA di New York! Siamo alla Galleria Osmosi a Dinosauria Est!»

Invece Slaudia, con la sua voce bassa e convincente, mi dice di iniziare dalle micro-opere del periodo Misconsciuto del Maestro. Non sorride e questo è un buon segno, perché quando lo fa è solo per appioppare cazziatoni o esigere impegno e ante-attualità extra.
Allestisco in fretta, con gesti misurati e precisi come quelli di un rituale. Slaudia ispeziona il risultato con sguardi lenti, passeggiando per la Galleria B. Mi fa sudare un mucchio per spostare due installazioni della madonna, in modo da creare “un angolo un po’ più carino”. 












A mezzoggi e venti i primi visitatori inauguriamo la mostra: “Mai una gioia” Martin Spismisk - Galleria Osmosi, Sezione B. Anziani signori e vegliarde si trascinano ansimanti all’assalto del rinfresco. Poi arrivano gruppi formati da quattro o cinquemila adulti circondati da mandrie di bambini, e lasciano scie di luridume che dopo dovrò pulire. 
Dopo un quarzo d’ora arrivano gli adolescenti, teenager annoiati e insofferenti: i ragazzi somigliano tutti a Morlon Brondo. Le ragazze hanno i capelli strani, indossano Y-Shirt, shorts trasparenti e occhiali da soja. Si aggrappano ai flute colmi di vinodka del buffet iniziano a tracannare.
Una bionda minorenne si avvicina. La immagino sul bordo di una piscina satura di cloro mentre i riflessi mobili dell’acqua le sfiorano il viso, illuminandola dal basso. 













La tipa mi chiede con una voce melodiosa e un po’ fatale:
-Questa è Arte?
Io annuisco, guardandola avidamente. 

Agente + ore 17:07



lunedì

UN TRIS DI BACON: IL FILOSOFO VS IL PITTORE VS L’ATTORE.


NON HANNO NULLA IN COMUNE A PARTE IL COGNOME?


Loro del Pre - Odierno vi hanno abituato a incredibilità, cose ecc e questa è una di quelle!

Sir Bac1 in da house




Francis Bacon è stato un filosofo, politico, giurista e saggista inglese. Vive nel Sedicesimo Secolo, ovvero quella parte di storia che a scuola non hai studiato per niente, perchè eri troppo impegnato a innamorarti della tua compagna di banco.




I suoi genitori erano tizi importanti e lo spedirono al Trinity College a Cambridge. Bacon cmq molla il college e va da un’altra parte per studiare giurisprudenza, fa pure l’ambasciatore e schifa la decadenza della corte Francese. 

Sir Bacon poi diventa il filosofo empirista della rivoluzione scientifica che tutti conosciamo e spesso, quando è un po’ su di giri, urla: «Sapere è Potere!»



Franz Bac1 scrive anche un libro utopico e, anche se odia Plat1, gli frega l’idea di Atlantide e così immagina di approdare a Bensalem. Gli scienziati, che reggono la città-isola con il metodo induttivo, cercano di trasformare, alterare, imitare, riprodurre la realtà. Ma non vi ricorda la nostra bella Dinosauria? ;)

Come uomo politico asseconda e sostiene le deportazioni di massa dei diseredati e dei poveri nelle colonie americane della Virginia. 165 bambini furono deportati, poi altri millecinquecento bambini e ulteriori quattrocento, di origine irlandese, nel 1653.

Vecchio aguzzino senza cuore! Ma uno di quei luridi e pidocchiosi bambini, 356 anni dopo, sarebbe diventato un gigante della pittura pre - odierna!


Francis Bacon

"Siamo potenziali carcasse"


Francis Bacon nasce il 28 Ottobre 1909 a Dublino. Suo padre Edward, che le spara sempre grosse, afferma di essere un discendente diretto di Sir Francis Bacon.

Durante l’adolescenza riconosce la propria omosessualità ma il padre - un ex militare - flippa di brutto e lo sbatte fuori di casa. Bacon va a vivere da solo a Londra e si dedica totalmente ai piaceri della vita.
Decide di diventare un pittore dopo aver visto una mostra di Picasso, ma la sua prima personale si rivela un fallimento. Nel 1946 inizia a partecipare a diverse mostre collettive e i quadri di questo periodo sollevano violente ma entusiastiche reazioni. Inizia anche a vendere delle opere. Con i soldi guadagnati gioca d’azzardo a Montecarlo e fa kuesti kapolavori->



Bacon dipinge sul lato opposto della tela, e questo non perchè sia un alternativo fighetto, ma perchè questa superficie è arida e difficile da gestire, proprio come la vita!
Applica il colore con diversi tipi di pennelli e qualche volta a mani nude o con stracci, spugne, pettini o addirittura con maglioni di cashmere.
Parti di alcuni suoi dipinti sono fatti con colori spray anticipando clamorosamente ecc. A volte crea miscele con la peluria del pullover o con la polvere del pavimento del suo studio.



Bacon vuole che i suoi dipinti siano esposti protetti dal vetro sia per proteggerne la superficie, sia per stabilire una certa distanza con l’osservatore. Il vetro serve anche ad allontanare il buon Francis dal quadro che sennò probabilmente avrebbe tentato di distruggere con la sua carica di emozioni viscerali e convulse.

Tenta per tutta la vita di dipingere un bel sorriso, ma per fortuna non c’è mai riuscito.


Kevin Norwood Bacon 



 attore, regista e produttore cinematografico statunitense.

Kevin è nato a Filadelfia, Pennsylvania e guarda un po! La Pennsylvania faceva parte dei territori della Virginia Company, quella che ai tempi di Sir Bacon scaricava diseredati e morti di fame nel Nuovo Mondo! Nasce nel 1958, lo stesso anno in cui il Bacon pittore tiene La sua prima mostra personale in Italia nella Galleria Galatea di Torino.

Nel 1982 vince un Obie Award per uno spettacolo a Broadway, Slab Boys, dove lavora accanto agli allora sconosciuti Sean Penn e Val Kilmer, ma è con il film Footloose di Herbert Ross del 1984 che diventa una star.
Nel 1987 è il protagonista in Una gita pericolosa di Jeff Bleckner, nel 1988 interpreta un ruolo da commedia nel film Un amore rinnovato con Elizabeth McGovern, ma continua a lavorare nei teatri, e nel 1990 interpreta Tremors e Linea mortale, e il ruolo del prostituto gay nel film JFK - Un caso ancora aperto di Oliver Stone.
Interpreta poi Codice d'onore, con Tom Cruise e Jack Nicholson, The River Wild - Il fiume della paura con Meryl Streep, Sleepers, Apollo 13, L'uomo senza ombra, L'isola dell'ingiustizia - Alcatraz, Mystic River, In the Cut, False verità, e Frost/Nixon.


Mors tua, Bacon mea

Il Sir muore il 9 aprile 1626 dopo aver contratto la polmonite mentre studiava gli effetti nella neve del congelamento per la conservazione delle carni. 

Anche Francis muore in aprile, il 28, per un attacco di cuore. L’anno è il 1992. 

Jimi Hendrix cantava un pezzo chiamato “If 6 was 9”. Seguiamo il consiglio del voodoo child e cambiamo i sei dell’anno 1-6-2-6 in 9. Con una piccola aggiustatina forzata di brutto, ecco comparire il 1-9-9-2!

A Kevin possiamo augurare una lunga vita e una terribile morte nel mese di aprile, come vuole la tradizione dei Bacon!






p - o crew, solita ora

mercoledì

MARILYN MONROE NON COMPARE IN QUESTO FUMETTO

Dinosauria, epoca Pre

Caro Seguitore,


mi ricordo che un blog era nato anche per Graphic Novel, ma è da un bel po' di tempo prima che non ne visualizziamo! Ti chiedo di scusarli, e una volta fatto, di scrollare in basso con il tuo mousepad per il solito post che ti spiazza. Oggi è una giornata in cui il tuo più grande palpito di emozione è stato un Like della tipa di cui sei segretamente innamorato su una foto postata da Martin Spismisk in cui ti rendi ridicolo rotolando sul pavimento della cucina di Tony Inaudito. La foto in questione è un po' sgranata, ma ti hanno taggato e quindi è ormai inconfutabile. Noi del P - O Gruppo vogliamo affossare/sollevare il tuo umore nell'unico modo che conosciamo:
CON UNA SFERZATA DI 
FUMETTO ANTE-ATTUALE 
IN PIENA FACCIA!!!






Con la speranza che tu possa abbandonare per sempre il famoso network sociale,

Un saluto insoluto
Autore

sabato

"Tutti i baci e le cromìe sanno di atomo gelato" - un racconto di Martin Spismisk

Più o meno alle 11, Lucille, notava che il suo party procedeva bene, e aveva appena sorriso a Jack Delroy. Si sforzò di gettare un’occhiata nella direzione di Edna Phillips, che dalle otto di sera sedeva nella grande poltrona rossa, fumando sigarette e mandando saluti e guardando un uomo che non era infastidito dall’ essere guardato.
Edna era tranquilla, Lucille sospirò profondamente e lavorando a maglia,  con il guardafisso girava per la stanza, tra i giovani rumorosi che aveva invitato a bere lo scotch di suo padre.
Allora rapidamente sfrecciò verso il punto dove era seduto William Jameson Junior, pungendosi le unghie e guardando la piccola biondina seduta per terra con tre giovani di Rutgers.

- Ciao, - disse Lucille, stringendo il braccio di William Jameson.
- Vieni, -  disse. - C’è qualcuno che vorrei presentarti.
- Chi?
- Quella ragazza.
 E Jameson la seguì attraverso la stanza, muovendo nervosamente il pollice della mano.
- Edna cara, - disse Lucile - Sono lieta di presentarti Will Jameson.
Will - - Edna Phillips. O hai gia trovato due ragazzi?”
- No, - disse Edna, guardando quel naso largo di Will, quella bocca floscia e quelle spalle strette.
- Sono davvero lieta di conoscerti, - gli disse lei.
- Lieto di conoscerti, si” replicò Will, contrastando mentalmente Edna dal resto delle bionde che traversavano la stanza.
“ Will è davvero molto amico di Jack Delroy” riferì Lucille.
“ Non lo conosco così bene” disse Will Jameson.
“ Bene. Lo beccherò. Ci becchiamo dopo!”
“ Con calma!” Edna disse dopo di lei. “ Allora, perché non ti siedi? ”
“ Beh, non so,” disse Will  “ Starò seduto tutta la notte, tipo.”
“ Non sapevo che sei amico di Jack Delroy” disse Edna. “ E’ una persona grandiosa, non trovi? ”
“Yeah, lui è un tipo a posto, suppongo. Non lo conosco così bene. Non ho mai girato con la sua gente.”
“ Oh, davvero? Penso di aver sentito Lucille dire che tu eri un suo buon amico.”
“ Si, lo ha detto. Solo non lo conosco cosi bene. Veramente dovrei andare a casa. Dovrei fare un tema per lunedì. Davvero non sono stato ancora a casa, questo week end.”
“ Oh, ma la festa è ancora giovane! ” disse Edna. “ Il busto della notte! ”
“ Il cosa? ”
“ Il busto della notte. Intendo che è ancora così preso.”
“ Si,” disse Will Jameson “ Ma comunque devo andare. Devo fare questo tema. Veramente. Questa settimana non sono tornato a casa per niente.”
“ Ma è cosi presto, voglio dire!” disse Edna.
“ Si, lo so, ma - -”
“ Ad ogni modo, su che cos’è il tuo tema?”

Improvvisamente, dall’ altra parte della stanza, la biondina strillò, scoppiando a ridere, e i tre giovani di Ruteger si unirono a lei ansiosamente.

“ Ho detto, ad ogni modo, su cos’è il tuo tema? ” ripetè Edna.
“ Oh, non lo so.” Disse Will Jameson. “ Su queste descrizioni di alcune cattedrali. Queste cattedrali in Europa. Non so.”
“ Bene, intendo, cosa devi fare? ”
“ Non lo so, suppongo che debba criticarle, tipo.”

Ancora una volta, la biondina e i suoi amici se ne uscirono con uno scoppio di risa.

“ Criticarle? Oh, allora le hai viste?”
“ Viste cosa? ” disse Jameson.
“ Queste cattedrali.”
“ Io? Diavolo, no.”
“ Bene, intendo come fai a criticarle se non le hai mai viste? ”
“ Oh. Si. Non sono io. C’è questo tizio che scrive. Credo di criticarle attraverso quello che ha scritto, tipo.”
“ Mmm. Capisco. Suona dura.”
“ Che dici? ”
“ Dico che suona dura. Lo so. Ho lottato con questa roba, quando ero una pollastrella.”
“ Già.”
“ Chi è il topo che l’ha scritto? ” disse Edna.

Arrivò un’altra ondata d’esuberanza dal punto in cui si trovava la biondina.

“ Cosa? ” disse Jameson.
“ Ho detto chi l’ha scritto? ”
“ Non lo so. John Ruskin.”
“ Oh, ragazzi,”  disse Edna “ Sei nella melma! ”
“ Che dici? ”
“ Dico che sei nella melma. Intendo dire che è roba difficile.”
“ Oh, già. Suppongo anch’io.”
Edna disse “ Chi stai guardando? Conosco molta gente che è qui stanotte.”
“ Io? ” disse Jameson. “ Nessuno. Pensavo che forse mi prendo un drink”.
“ Hey, mi hai tolto le parole  di bocca. ”
Si alzarono simultaneamente. Edna era più alta di Jameson, e Jameson era più basso di Edna.
“ Penso,” disse Edna “ Ci sia qualcosa, fuori, sul terrazzo. Qualche tipo di droga. Ad ogni modo. Non sono sicura. Possiamo provare. Fà  sempre bene, prendere una boccata d’aria fresca.”
“ Giusto.” Disse Jameson.

Si spostarono verso il terrazzo, Edna si strinse leggermente nelle spalle e spazzò via la polvere immaginaria di quello che le era successo in giro, dalle otto di sera. Jameson la seguì, guardando oltre e rosicchiadosi il dito indice della mano sinistra.
Per leggere, cucire, fare parola crociate, il terrazzo degli Henderson era male illuminato.
Premendo leggermente, attraversò la porta a vetri e Edna  si rese conto quasi subito delle parole sottovoce che arrivavano da un punto nei dintorni.
Ma lei camminò dritta verso il fronte del terrazzo, si inclinò pesantemente sulla ringhiera bianca, inspirò profondamente, poi si voltò e cercò Jameson con lo sguardo.

“ Ho sentito che qualcuno parlava.” Disse Jameson, unendosi a lei.
“ Shhh...non è una notte meravigliosa? Fa’ un respiro profondo.”
“ Yeah. Dov’è la roba? Lo scotch?”
“ Aspetta un secondo,” disse Edna “ Fai un respiro profondo. Appena uno.”
“ Gia, lo faccio, Ma forse è già finito.” La lasciò e s’avvicinò ad un tavolo. Edna si girò e lo guardò.
Per lo più vide una silhouette, vide lui sollevarsi e prendere posto al tavolo.
“ Non lasciarmi!” la chiamò indietro Jameson.
“ Shh ... non cosi forte. Vieni un attimo qui.”
Lui andò da lei.
“ Cosa c’è?” chiese lui.
“ Dai un occhiata al cielo.” Disse Edna.
“ Yeah. Posso sentire qualcuno che sta parlando da molto lontano. Tu no? ”
“ Tu sei ligneo.”
“ Che vuol dire ligneo? ”
“ Alcune persone,” disse Edna “ vogliono esser sole.”
“ Oh. Yeah. Anch’ io.”
“ Non così forte. E poi come può piacerti, se c’è qualcuno che ti coccola?”
“ Si, di sicuro.” Disse Jameson.
“ Penso che ucciderò qualcuno. Tu non vorresti farlo? ”
“ Non lo so. Sì. Suppongo.”
“ Ad ogni modo, cosa fai per la maggior parte del tempo, quando sei a casa nei week end?”  chiese Edna.
“ Io? Non lo so.”
“ Pianti la vecchia, selvaggia avena, eh? ”
“ No.” Disse Jameson.
“ Lo sai. Ci giri intorno. La roba del college.”
“ Naa. Non lo so. Non molto, cioè.”
“ Ne sai qualcosa.” disse Edna inaspettamente. “ Mi ricordi un pò quei ragazzi con cui giravo la scorsa estate. Intendo il tuo modo di vedere le cose e tutto. E Barry era quasi esattamente come te. Lo sai. Asciutto e muscoloso.”
“ Sì? ”
“ Mmm. Lui era un artista. Oh, signore!”
“ Di cosa parli? ”
“ Niente. Solo non dimenticherò mai di quella volta che voleva farmi un ritratto. Mi diceva sempre - serio come il diavolo, anche - Edna, non sei una bellezza conforme agli standard convenzionali, ma c’è qualcosa nel tuo viso che voglio cogliere. Disse cosi, serio come il diavolo, intendo. Bene. Ho posato per lui solo una volta.

“ Già,” disse Jameson. “ Hey, posso andare dentro e portarti fuori qualcosa? ”
“ No.” Disse Edna “ Abbiamo giusto una sigaretta. E’cosi bello, qui fuori. Voci appassionate e tutto...”
“ Prendo qualcosa  dall’ altra stanza, credo.”
“ No, non rompere l’atmosfera,” gli disse Edna “ Ho qualcosa di bello, qui.” Aprì la borsetta e tirò fuori un piccolo astuccio nero con  incastonato un diamante artificiale. Lo aprì e offrì una delle tre sigarette a Jameson.
Prendendone una, Jameson osservò che doveva davvero andare a scrivere quel tema per lunedì.
“ Oh,” disse Edna tirando una boccata dalla sua sigaretta, “Sta finendo cosi presto. Ad ogni modo, hai notizie di Doris Leggett? ”
“ E chi è?”
“ Terribilmente bassa? Piuttosto sul biondo? Gira con Pete Ilesner? Oh, devi averla vista. Era seduta per terra e rideva a voce altissima.”
“ La conosci?” disse Jameson.
“ Beh, più o meno, “ gli disse Edna “ Non abbiamo mai girato moto insieme. La conosco per lo più dalle cose che Pete Ilesner mi diceva.”
“ Chi è lui? ”
“ Pete Ilesner? Non conosci Pete? Oh, è un gran tipo. Ha girato con Doris Leggett per un pò. Secondo me, lei è stato un magro affare. Scarna. Semplicemente marcia, credo.”
“ Come? “ disse Jameson  “ Cosa vuol dire? ”
“ Oh, beh. Tu mi conosci. Odio dire la mia quando non sono sicura e tutto. Non molto. Solo non penso che Pete voglia bugiarmi. Dopo tutto, intendo.”
“ Lei non è male,” disse Jameson” Doris Liggitt? ”
“ Leggett. ” disse Edna “ Suppongo che Doris sia attraente per gli uomini. Non lo so. Penso che mi piaceva il suo look. Intendo quando i suoi capelli erano del loro colore naturale. Intendo biondi. Secondo me, ad ogni modo, un look è sempre artificiale quando lo vedi alla luce o che. Non lo so. Potrei sbagliarmi. Tutti lo fanno, credo. Gente! Scommetto che mio padre vorrebbe uccidermi se io tornassi a casa con i capelli ritoccati appena un pò! Tu non conosci papà. E’ terribilmente vecchio stampo. Onestamente non so se mi darei una ritoccata. Ma lo sai. Qualche volta fà le cose più pazze. Signore! Papà non è il solo. penso che anche Barry vorrebbe uccidermi se mai lo facessi! ”
“ Chi? ” disse Jameson.
“ Barry. Questo ragazzo di cui ti parlavo.”
“ E’ qui, stasera? ”
“ Barry? Dio, no! Barry posso solo immaginarlo, ad una di queste feste. Si vede che non conosci Barry.”
“ Và al college? ”
“ Barry? Mmm. Si, ci và. A Princeton. Credo che sia uscito nel ’34. Ma non sono sicura. Veramente non lo vedo dalla scorsa estate. Beh, non da parlarci. Alle feste e robe varie, facevo sempre  in modo di guardare da qualche altra parte quando mi guardava. Oppure correvo al bagno o qualcos’ altro.”
“ Direi che ti piaceva, questo tizio.”  disse Jameson.
“ Mmm. Si. Fino a un certo punto.”
“ Non ci credo.”
“ Lasciamo perdere. Preferirei piuttosto non parlare di questo. Lui mi ha chiesto troppo, questo è tutto.”
“ Oh.” Disse Jameson.
“ Non sono una persona esageratamente pudica o chissà cosa. Non lo so. Può darsi che lo sia. Ma ho i miei standard e nel mio piccolo provo di esserne all’ altezza. Faccio il meglio che posso, ad ogni modo.”

“ Guarda,” disse Jameson “ Qusta ringhiera sta tipo scossando.”

“ Non è che io non apprezzi cosa sente un ragazzo dopo che ti ha dato appuntamenti  tutta l’estate e ha speso soldi e non è molto giusto che li spenda in biglietti del cinema e in locali notturni e tutto. Intendo, posso capirlo. Lui crede che tu gli debba qualcosa. Bene, io non la penso così. Credo di non essere fatta in quel modo. Ci deve essere qualcosa di vero, con me, prima.  Tu lo sai. Intendo l’amore e tutto.”
“ Yeah. Guarda, eh. Dovrei davvero andare. Devo fare  quel tema per lunedì. Diamine, dovevo essere a casa ore fa. Cosi penso che rientrerò dentro, prenderò un drink e andrò.”
“ Si,” disse Edna “ Và dentro.”
“ Te non vieni? ”
“ Tra un minuto. Và avanti.”
“ Bene, ci vediamo” disse Jameson.

Edna si spostò verso la ringhiera. Accese la sigaretta che era rimasta nel suo astuccio. Dentro, qualcuno aveva acceso la radio, o il volume era improvvisamente aumentato.
Una ragazza cantò e la sua voce si sgranò durante il ritornello di quella nuova canzone  che tutti i ragazzi delle consegne iniziavano a fischiettare.
Nessuna porta fa rumore, sbattendo, come una porta a vetri.
“ Edna! ” salutò Lucille Henderson.
“ Hey Hey,” disse Edna  “ Ciao Harry.”
“ Che si dice? ”
“ Will  Jameson è dentro,” disse Lucille. “ Portami un drink, ti va, Harry? ”
“ Certo.”
“ Cos’è successo? ”  voleva  sapere Lucille. “ Tu e Will  Jameson  avete già finito di parlare? Frances e Eddie sono andati via? ”
“ Non lo so. Se n’è andato. Aveva molto lavoro da fare per lunedì.”
“ Bene, proprio adesso, è dentro, seduto per terra con Doris Leggett. Jack Delroy le sta versando delle noccioline. E Frances e Eddie sono andati.”
“ Il tuo piccolo Will Jameson è proprio un tipo.”
“ Si? Come? Che vuoi dire? ” disse Lucille.
Edna diede un colpetto col labbro se scrollò la cenere della sigaretta.
“ Ti ha presa in giro? ” disse Lucille.
“ Will Jameson? ”
“ Bene,” disse Edna  “ Io sono tranquilla. Posso soltanto tenere quel tizio alla larga? ”
“ Mhm. Vivi e  impara,” disse Lucille. “ Dov’è quell’ ebete di Harry? Ci becchiamo dopo, Edna.”

Anche Edna entrò dentro, quando finì la sigaretta. Camminò veloce, salì i gradini verso quella zona spoglia della casa, che era della madre di Lucille.  Mani giovani accendevano sigarette e si bagnavano tenendo whisky con acqua in bicchieri di vetro. Rimase di sopra per  circa venti minuti. Quando scese, tornò in soggiorno.
William Jameson Junior, un bicchiere nella mano destra e  le dita della sua mano sinistra in bocca, sedeva pochi posti vicino alla biondina.
Edna si sedette nella grande poltrona rossa. Nessuno l’aveva occupata. Aprì la sua borsetta e prese il suo piccolo  astuccio nero incastonato con il finto diamante ed estrasse una delle dieci o venti sigarette.
“ Hey! ” Chiamò lei, scrollando la sigaretta sul braccio della poltrona rossa.
“ Hey, Lu! Bobby! Trovate qualcosa di meglio alla radio! Chi potrebbe ballare, con questa cavolo di roba? ”